Amanda Lear: monografia

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Ultimo aggiornamento: giovedì 8 maggio 2008

«È una donna?», «È un uomo?», così cominciano tutti i discorsi su Amanda Lear, Divina Dea dell’ambiguità. «Chissenefrega!», ribattiamo noi. Evidentemente l’aura di transessualità che si era creata attorno a questa cantante negli anni settanta ha così fortemente impressionato il pubblico da rimanere il principale ricordo di lei, evidentemente pochi ricordano altre sue canzoni oltre Tomorrow, ma il fatto, la «situazione» che Amanda seppe creare (rivelandosi così una perfetta artista situazionista) ne ha fatto, prima ancora della sua comunque meravigliosa musica, una delle pop-star del decennio che rimane scolpita a fuoco nella coscienza collettiva. Né Viola Valentino né altre artiste che puntarono sul fattore erotico-felino, possono oggi dire di continuare a godere di altrettanta fama. Che Amanda sia o non sia una transgender poco ce ne importa, preferiamo puntare più l’attenzione sulla sua opera e anche un po’ sugli altri pettegolezzi che la circondano.
Amanda nasce non si sa bene quando (e trattandosi di una signora ci pare anche un po’ troppo indiscreto chiederselo), né dove: tra le varie versioni, la più accreditata sembra farla nascere a Londra da padre inglese e madre russa, ma ne esiste anche un’altra, probabilmente messa in circolazione all’uscire di Queen of Chinatown che la vedrebbe nascere a Shangai, ed un’altra ancora la da per certa nascere a Saigon... Ma Amanda, da abile manipolatrice dei mass-media quale ha saputo dimostrarsi, non ci stupirebbe risultare in realtà di natali francesi (il sospetto in me della sua origine gallica è assai forte!). Comunque in Francia Amanda sembra esserci sicuramente vissuta fin dalla tenera età di tre anni quando pare essersi trasferita con i genitori.
A Parigi, in ogni modo, Amanda inizia la sua carriera come fotomodella, dopo qualche trascorso come spogliarellista, usando lo pseudonimo di Peki D’Oslo (ma nuovamente ci troviamo di fronte ad un enigma, poiché Amanda ritratterà anche la sua identificazione con Peki). Durante la sua carriera di fotomodella la Lear intraprende anche una parallela carriera cinematografica interpretando piccole parti in film minori che non ci è purtroppo dato sapere, diventando successivamente anche la modella, anzi la musa ispiratrice, del maestro della pittura surrealista Salvador Dalì.
Grazie alla sua passione per il rock che la porta a conoscere David Bowie, Amanda può essere lanciata come pop-star: è di David, infatti, l’idea di farne prima che una cantante una Dea dell’Ambiguità, in modo che tutto il mondo ne parlasse. Ed è proprio grazie a questo che Amanda viene amata e seguita anche in Italia, dapprima con la meravigliosa Blood & Honey (dove si arriva a malignare che il maschione che intona il ritornello «she’s got the devil in her eyes» sia in realtà la vera voce della Nostra...), poi con Tomorrow, Queen of Chinatown, Enigma, eccetera, che la fanno conoscere ed amare al pubblico italiano.
Ma è proprio questa ambiguità a finire con lo schiacciarla, poiché, come ci ha potuto dimostrare anche la vicenda di Luther Blissett, i mass-media finiscono sempre con l’avere la meglio. Così Amanda si sente oppressa dalla stampa e soprattutto dalla sua presunta transessualità e, al sorgere del nuovo decennio, scappa alle isole Mauritius. Poco dopo arriva anche il matrimonio con Alain-Philippe Malagnac, figlioccio dello scrittore Roger Peyrefitte. Così come non bastassero le voci sul vero sesso di Amanda ecco arrivarne di nuove con le nozze: il nuovo marito della Divina è, assieme al padre putativo, uno dei più discussi presunti omosessuali della Francia degli anni ‘70!
Amanda comunque volta pagina, col nuovo matrimonio fa cadere la sua aurea di fatalona che l’avevano portata ad affermazioni come queste: «Io considero gli uomini come i Kleenex: infatti li butto via dopo averli usati una sola volta, come si fa con i fazzoletti di carta», oppure: «Giro sempre il mondo e quindi ho un uomo in ogni città dove mi fermo, uno a Parigi, uno a Londra, uno a Roma, uno a New York, eccetera». E nella rete di Amanda sono caduti in molti, compresi Mick Jagger e Miguel Bosè.
Non bastasse il successo discografico, Amanda riprende anche la sua vecchia passione per il cinema ed interpreta, accanto ad Adriano Celentano, il film Hitler Adolfo, in arte Führer, e si da anche alla televisione, molteplici sono le sue apparizioni in trasmissioni come il grandioso varietà Stryx, che purtroppo siamo molto in pochi a ricordare, per il quale interpreta la sigla vestita da fattucchiera nell’antro della strega... O come Odeon, Discoring, Bontà loro e Secondo voi... Per poi ritornarvi negli anni ‘80: nell’83 conduce Premiatissima, nell’84 W le donne accanto ad Andrea Giordana, arrivando nell’89 ad intervistare personaggi famosi nel suo lettone nella trasmissione cult Ars Amanda.
Musicalmente, negli anni ottanta la ritroviamo cambiatissima, intonare addirittura un solare reggae quale è Salomon Gundie, per poi gettarsi a capofitto in pezzi discomusic sempre più discutibili, ma anche intonare meravigliosi inni alla femminilità in italiano.
Negli ultimi anni Amanda si è ritirata a vivere in Provenza, dipingendo quadri e riapparendo sporadicamente sul jet-set, conservando nonostante il trascorrere degli anni, quel suo misterioso fascino e quella sua dolce ambiguità.

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