Francesco Forni

Tempi meravigliosi

Recensione
Pubblicato il 27/07/2009
Voto: 8/10

Tempi meravigliosi: un signor disco suonato maledettamente bene

Sono davvero tempi meravigliosi, musicalmente parlando, quelli che sta vivendo questo straordinario artista napoletano, finalista nel 2008 del concorso “L’Artista che non c’era”, autore in passato di colonne sonore per il teatro, il cinema, nonché musicista da anni in veste di produttore, compositore ed ora, anche di cantautore e che cantautore!

E’ proprio nella veste di cantautore a sorprendere maggiormente, perché alla sua solita bravura tecnica ed al suo estro musicale aggiunge una capacità di scrittura davvero rilevante, le parole non sono mai lasciate al caso, sanno assumere sfumature e coloriture particolari, a volte drammatiche a volte sognanti, non lasciano mai indifferenti…

Musicalmente poi, in questo disco prevalentemente blues, Francesco si è avvalso della collaborazione di musicisti di grande levatura come Andrea Pesce, qui anche in veste di produttore artistico, Salvio Vassallo alla batteria, Giacomo Pedici al contrabbasso e l’intero “Collettivo Angelo Mai” un’orchestra che vede tra le proprie fila lo stesso Francesco Forni, Roberto Angelini e Gabriele Lazzarotti.

Gustiamoci ora questo ottimo lavoro partendo dal brano introduttivo “Non adesso” limpido esempio del discorso fatto in precedenza sui testi, trattasi di un blues noir direi alla John Lee Hooker, che vede messe in campo sonorità scure come quelle del vibrafono di Andrea Pesce e del contrabbasso di Giacomo Pedicini, oltre che alla chitarra acustica di Francesco, il testo è scarno ma di grande impatto sin dall’inizio: “e baaam l’ascensore tuona giù all’inferno / è roba da non crederci / solo filastrocche senza senso / quando tagliai la gola alla mia donna”.

Più morbido e suadente il blues “Fortuna” è invocazione e preghiera ad una fortuna invitata a restare con il protagonista, splendido il piano rodhes di Andrea Pesce che accompagna l’intero brano tra guizzi di chitarra, mentre i versi sono davvero sorprendenti “alla fine c’è sempre un letto di lenzuola colorate dove / affogare i guizzi di rigetto / e il fremito alle mani”.

La title-track “Tempi meravigliosi” è senza dubbio uno dei pezzi migliori, brano lento e fascinoso, evoca un’atmosfera in cui il tempo sembra quasi fermarsi, c’è come un’aura di contemplazione, di presa coscienza delle sensazioni di estremo disagio che si stanno vivendo, questo canto disperato, anche se compassato, si chiude con queste parole “guarda che gioia disperata intorno a me / sembra quasi che tutto ruoti intorno a noi / guarda che bellezza spaventata intorno a me / siamo noi che saltiamo al buio”.

I cori e le percussioni ci introducono in un altro blues “Tre metri sotto terra” dalle tonalità ed intense, è un blues con all’opera pianoforte, dobro, trombone e sax a creare splendide sfumature noir, può ricordare per stile il canto-lamento che caratterizzava i tanti lavoratori neri tenuti in schiavitù a lavorare i campi, il tema è pero qui quello della guerra, ma dopotutto anch’essa tiene in ostaggio da sempre l’uomo o no...

Un giorno qualunque” è una lenta ballade, con i fiati ancora in evidenza, che oscilla indecisa tra speranza, quella di un lui che si immagina un futuro nuovo incontro con chi ha già lasciato e malinconia, quella provata per ciò che è già stato tra i due, la conclusione? lui finisce per cantare “Un giorno qualunque / se non sarai tu a cercarmi / sarò io a trovarti / perché fai parte dei miei vizi”.

Trascinante, pieno di swing e voglia di far ballare è “Blue venom bar”, la situazione allucinata è da bar fumoso e fremente di voglie faticosamente sopite, musicalmente è brano molto corale con violino, clarino, trombone ed altro ancora, insomma tutto gira al meglio, però a me ricorda troppo Folco Orselli, la voce di Francesco è meno roca, ma in alcuni passaggi sembra proprio materializzarsi Folco, nulla di male per carità, Folco non è un autore qualunque, però l’effetto è un po’ spiazzante, il testo invece mantiene una sua originalità “una donna grigia con dei grigi baffi da gatta / non si stacca più, mi strapazza di smancerie / provo a dirle che sono ubriaco / chiama i suoi beccamorti a sotterrarmi”.

Molto più bella è invece, secondo me, “Altri vestiti”, amara canzone su un’esistenza comunque sbagliata, inserita in un mondo di falsità e di finzioni, è ricca di atmosfera, lenta e maestosa quasi fosse una marcia funebre, quella di chi pur vivendo è come fosse già morto da tempo ecco, infatti, la triste considerazione finale “e va da se / che non fa differenza / quanto dura la pazienza / di chi è morto e fa finta di niente / coperta dal guinzaglio c’è la data di scadenza”.

Segue ancora un brano a passo ridotto, questa volta però molto dolce e delicato, “Il sapore della tosse” è storia di un amore finito ed un cuore perso irrimediabilmente per una donna, è ancora amara e senza vie di uscita la conclusione “lasciando semplicemente che ogni giorno passasse confondendo il paradiso col sapore della tosse”, la musica poi è avvolgente, con quei cori in sottofondo, la batteria compassata e misurata, dobro e guild semiacustica suonate da Francesco a cullarci dolcemente, è difficile staccarsene.

Una stella”, ultimo brano originale del disco, vede Francesco impegnato alla chitarra elettrica con ammalianti distorsioni, sa di anni ’70 è un po’ psichedelico, mentre nei versi è un po’ nostalgico, si passa da “la prima volta che siamo rimasti soli / era un concerto con novecento paganti novecento danzanti” a “l’ultima volta che siamo rimasti soli / è stato quando ho gridato per spaventare le tue paure / ma ho spaventato te”, ancora una volta un amore che appartiene al passato.

Chiude il tutto una cover di lusso, per il brano in se e per come è eseguito voce e chitarra acustica da Francesco Forni, si tratta di “Voodo child (Slight return)” di Hendrix, ne esce una performance che già da sola varrebbe l’acquisto del disco, se poi si aggiunge quanto ascoltato prima, che in sintesi si rifà sì a sonorità ed atmosfere d’oltre oceano, ma modellando un proprio stile personale di grande fascino che mi ricorda per comunione d’intenti e originalità un altro outsider di valore come Cesare Basile, con un minore ricorso a distorsioni e sonorità aspre, non posso esimermi dal considerare “Tempi meravigliosi” un gran bel disco.

Cercatelo, non solo in disco, perché dal vivo vi sorprenderà ancor più!

Francesco Forni - Tempi meravigliosi

Francesco Forni

Tempi meravigliosi

Cd, 2009,

Brani:

  • 1) Non adesso
  • 2) Fortuna
  • 3) Tempi meravigliosi
  • 4) Tre metri sotto terra
  • 5) Un giorno qualunque
  • 6) Blue Venom Bar
  • 7) Altri vestiti
  • 8) Il sapore della tosse
  • 9) Una stella
  • 10) Voodoo Child (slight return)

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