Yo yo mundi

Album rosso

Review
Posted on 13/02/2009
Vote: 8/10

Dopo 6 anni dall’ultimo 'Alla bellezza dei margini' (datato 2002) tornano gli Yo Yo Mundi con un cd di canzoni vere e proprie intitolato Album Rosso, uscito a dicembre del 2008.
In questi 6 anni i ragazzi piemontesi (Paolo Enrico Archetti Maestri: voce, chitarra acustica ed elettrica, Andrea Cavalieri: basso elettrico, contrabbasso e voce, Fabio Martino: fisarmonica, tastiere, programmazioni e voce, Fabrizio Barale: chitarre elettriche, Eugenio Merico: batteria e percussioni) non sono stati con le mani in mano, anzi hanno pubblicato Wu Ming 54 (2004), Resistenza (2005) e Fuoriusciti (2007), lavori in cui ha prevalso, soprattutto nel primo e nell’ultimo, la sonorizzazione di situazioni particolari a discapito della forma canzone vera e propria.
Con Album Rosso invece si torna alle origini, alle canzoni nude e crude inframezzate, come ha da sempre fatto il complesso piemontese, da piccoli gioielli strumentali a dimostrare il profondo intreccio tra parole e musica.
Questo nuovo cd edito da Il Manifesto (10 euro il costo) è formato da 16 canzoni e dura una cinquantina di minuti.
Gli Yo Yo Mundi scelgono di associare l’album al colore rosso per molti motivi: il rosso infatti, in un tempo di colori sbiaditi, sta a simboleggiare la passione, l’emozione, i sogni, l’appartenenza politica, l’energia, l’inquietudine che stiamo vivendo e mille altre sfumature simboliche. E’ un bell’album con belle canzoni e con molti ospiti di prestigio ad arricchire il risultato finale. Si parte con 'Il giorno in cui vennero gli aerei', canzone contro la crudeltà della guerra e la sua ingiustizia a priori, ed in tempi come questi segnati sempre più dai vari conflitti (non ultimo quello tra Israele e Palestina) tale brano non può che essere quanto mai azzeccato. Musicalmente la tristezza insita nella guerra stessa viene sottolineata dal violoncello di Giovanna Vivaldi, dal pianoforte di Luca Olivieri (Yo Yo Mundi ad honorem) e dal cajon con cui si apre la canzone suonato da Eugenio Merico.
Si arriva poi a 'Il palombaro' in cui la frase centrale “adesso che come un palombaro ho scelto di esplorare i margini di questa profondità, perché di stare a galla a tutti i costi proprio non mi va, non mi va” racchiude in maniera emblematica il significato della canzone, con la voce di Paolo in perfetta forma e la chitarra elettrica del buon Paolo Bonfanti riconoscibilissima alla fine della canzone.
Si continua con la bellissima e profonda 'Il funerale del clown', nella quale il clown decide di farla finita perché “non ha senso vivere se non c’è niente da ridere”; il brano, già bello di per sé, è impreziosito dalla seconda voce di Suso e soprattutto dagli assoli di violino di Steve Wickam, violinista degli Waterboys e violino in ‘Sunday bloody sunday’ degli U2.
Si va avanti con le malinconiche e lente 'Domenica pomeriggio di pioggia', seguita dalla strumentale 'Oltre la pioggia'; da segnalare anche qui il contributo importante del bravo Maurizio Camardi ai sax.
Si passa poi a 'Ho visto cose che…', canzone scritta per il reading del libro 'Ho visto cose…' curato da Giorgio Vasta, in cui dieci scrittori dicono la loro su dieci oggetti di design che hanno modificato la nostra esistenza.
E’ una canzone allegra in cui la voce e la teatralità nel raccontare tali cose da parte di Paolo Archetti Maestri si ergono sul contesto sonoro.
Si prosegue con la stupenda 'Il silenzio del mare', che secondo me è la ideale prosecuzione, insieme a 'Una bandiera quasi bianca', della canzone 'I banditi della Acqui', presente nel cd 'Materiale Resistente' del 1995. 'Il silenzio del mare' narra la storia di un soldato che non è riuscito a morire né a Cefalonia nel 1943 durante la Seconda Guerra mondiale né biologicamente; è costretto a vivere per riuscire a sapere tutta la verità sulla Divisione Acqui.
Tale Divisione viene dimenticata prima dal governo Badoglio, poi sterminata dai tedeschi per non aver accettato la resa senza condizioni ed infine dimenticata dalla storiografia ufficiale. E’ un brano da brividi che trascina l’ascoltatore nei periodi della Seconda Guerra Mondiale e lo fa riflettere per poi consolarlo con la stupenda seconda voce di Patrizia Laquidara, ospite nel ritornello.
Si arriva all’intermezzo con la strumentale 'Scultura di nuvole' con Maurizio Camardi ancora protagonista insieme ad altri musicisti per approdare a 'La sposa dell’ombra'.
La canzone viene introdotta dalla voce recitante di Laura Bombonato (regista di quel meraviglioso spettacolo che è stato 'Resistenza' del 2005) che legge un testo di Giovana Carboni dal racconto 'Princeton'; il brano è gradevole e conferma la meravigliosa amalgama del gruppo piemontese (da citare il lavoro, anche in fase di missaggio, dell’ottimo Fabrizio Barale, non a caso alla corte di Ivano Fossati come chitarrista) unita agli altri musicisti presenti con la sezione archi.
Come già accennato in precedenza si torna poi a parlare della Divisione Acqui di Cefalonia, con 'Una bandiera quasi bianca', che chiude idealmente la trilogia iniziata nel 1995; la canzone è dedicata anche allo scrittore Marcello Venturi, morto ad 83 anni il 22-4-2008 e noto proprio per il primo romanzo sull’eccidio nazista della Divisione Acqui a Cefalonia intitolato 'Bandiera bianca a Cefalonia'; musicalmente ancora una volta da segnalare lo splendido contributo al violino di Steve Wickam, oltre alla seconda voce di Andrea Cavalieri e alle percussioni del bravo Diego Pangolino. C’è spazio poi ancora per 'Vermiglio' altro brano strumentale per approdare successivamente alla metaforica 'La solitudine dell’ape', frutto della collaborazione tra gli Yo Yo Mundi ed il cantautore Alessio Lega, che ha curato il testo e che è presente alla voce ed alla chitarra acustica.
In questa traccia è possibile riscontrare in senso lato la solitudine e la mancanza di unità della classe operaia al giorno d’oggi.
Segue la strumentale 'Coda d’ape', a chiudere la canzone precedente con Fabio Martino alla fisarmonica in particolare evidenza.
Si va verso la fine dell’album con 'Età inquieta', che riflette le preoccupazioni e le inquietudini delle vecchie e nuove generazioni alle prese con questo mondo sempre più difficile e veloce; anche qui prezioso l’apporto delle chitarre elettriche di Paolo Bonfanti e di Roberto Lazzarino.
La penultima canzone, 'E a un certo punto il rosso cambiò colore', è un gentile omaggio di un testo redatto dallo scrittore Massimo Carlotto e musicato dagli Yo Yo Mundi, e poi praticamente recitato dal bravo Fabrizio Pagella (già visto all’opera nei tre album citati inizialmente).
Il disco si chiude con 'Anarcobaleno', filastrocca scritta in collaborazione con lo scrittore e cantante carrarese Marco Rovelli che gioca con i colori ed i loro relativi significati simbolici (da sottolineare il clarinetto di Andrea Cavalieri).
In definitiva un album ben strutturato che riporta alla ribalta la buona musica sincera degli Yo Yo Mundi ed il loro divertente giocare mischiando ed intrecciando i gusti musicali con il i gusti letterari-cinematografici, in sostanza facendo della vera e propria Arte con la A maiuscola.

Yo yo mundi - Album rosso

Yo yo mundi

Album rosso

Cd, 2009, Il Manifesto

Traks:

  • 1) Il giorno in cui vennero gli aerei
  • 2) Il palombaro
  • 3) Il funerale del clown
  • 4) Domenica pomeriggio di pioggia
  • 5) Oltre la pioggia
  • 6) Ho visto cose che…
  • 7) Il silenzio del mare
  • 8) Scultura di nuvole
  • 9) La sposa dell’ombra
  • 10) Una bandiera quasi bianca
  • 11) Vermiglio
  • 12) La solitudine dell’ape
  • 13) Coda d’ape
  • 14) Età inquieta
  • 15) E a un certo punto il rosso cambiò colore
  • 16) Anarcobaleno

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