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Elk

Ultrafun Sword

Recensione
Pubblicato il 20/11/2016
Voto: 8/10

Esperienza folgorante ascoltare gli ELK! Il loro secondo album “Ultrafun sword” uscito nell'ottobre del 2016 mostra fin dalle prime note un dato essenziale: questi ragazzi di Vigevano (perché di giovani si tratta) suonano insieme da molti anni sempre con la stessa formula tecnica. Due chitarre, basso, piano e batteria, ma si capisce anche come da poco abbiano dato spazio all'elettronica. Vengono subito alla mente musicisti del calibro di Nick Cave e i National, ma manca sempre qualcosa per riempire il quadro e dare il senso di ciò che riescono a trasmettere. Colpisce in particolare la maturità non solo della voce, ma della loro cifra stilistica e quella capacità tipica del talento di non perdere il controllo e la visione d'insieme in modo tale da non risultare mai né troppo monotoni, né troppo manieristi. Le atmosfere non sono tipicamente noir, ma la sobrietà per non dire la malinconia mantiene il suono sempre in volo tra sapori bucolici e sontuosa eleganza. Lo stile sembra un vero ponte tra la new wave degli anni ottanta (passando per l'anima del grunge) e il post-rock d'inizio millennio. Insomma un dolce stil novo che ha profonde radici, ma nulla a che fare con un passato troppo ingombrante. Un vero e proprio crogiolo di sensibilità diverse sintetizzate nella capacità espressiva di una voce importante e di un gusto musicale davvero limpido e di forte impatto emotivo, laddove difficilmente coetanei della loro età riescono con egual efficacia a rimanere in perfetto equilibrio tra creatività e misura. Un suono che non riempie ma penetra, una manciata di canzoni che trasmettono calore umano e un' anima crepuscolare: un esempio di avanguardia made in Italy. Anche a livello d'immagine i ragazzi sanno il fatto loro: niente copertine o meglio niente personalizzazioni, ma il semplice tentativo di lasciare parlare la musica come maestri ben più importanti avevano fatto nel passato prima di loro. Non conosciamo le loro facce, a malapena le loro schiene, ma quello che rimane impresso è il loro marchio di fabbrica, già riconoscibile dopo poche tracce. Un approccio distinto e che denota grande personalità fatto di chitarre che si sfaldano, arie languide e rarefatte, strutture inesplorate che vanno a tratti nella direzione di una fusion di maniera. Il cuore va in apnea appena appena scaldato da una voce che ricorda quella di Tom Smith degli Editors; mentre i testi parlano dei sentimenti universali con una sensibilità primordiale. Le tracce nel loro insieme formano un intreccio perfettamente calibrato, restituendoci in ultima analisi un appeal conservativo. Ma dico io: quanta eleganza sgorga da queste note?! Bishop è uno dei brani slo che catturano per il suo minimalismo vellutato, come The Speech colpisce per il suo quoziente sonico e claustrofobico o The Thaw per il suo ardente compromesso tra psichedelia, grunge e pruriti pop.

Insomma una prova incoraggiante e di spessore che ci consegna una promessa con la quale la band dovrà misurare la sua voglia di crescere e la capacità di confezionare la sua consacrazione definitiva in un contrasto tra bianchi e neri.

 

M. Dugall (2016)
Elk - Ultrafun Sword

Elk

Ultrafun Sword

Cd, 2016, Niegazowana records Genere: Post punk , Neo-wave , Indie

Brani:

  • 1) M. Dugall
  • 2) Ultrafun Sword
  • 3) The Thaw
  • 4) Boulder
  • 5) Bishop
  • 6) Tu Fi Pu
  • 7) The Speech
  • 8) What's Below