Martin Carthy
Transform Me Then Into A Fish
Il titolo del disco è tutto un programma: “Mi trasformo in pesce!” Ad esclamarlo, a 84 anni, con voce malferma e da un solitario tavolino imbandito in mezzo al mare, è nientemeno che Martin Carthy: un nome che fa tremare le vene dei polsi. Il suo esordio avvenne nel 1965 su Fontana e di quel remoto disco registrato nello studio Marble Arch, esattamente sessanta anni dopo, riprende oggi qui più di metà brani, eseguiti come sempre accompagnandosi, nel rispetto della melodia, appoggiato al bordone di basso della sua chitarra Martin. Le otto canzoni in questione sono: “High Germany” di cui all’inizio non conosceva neppure il testo completo, “The Trees They Do Grow High” imparato quando ancora andava a scuola, “Ye Mariners All”, “Springhill Mine Disaster” il cui protagonista, apprese da Peggy Seeger, si chiamasse Caleb Rushton, “Scarborough Fair”, “Lovely Joan” che Dave Swarbrick sosteneva “si può suonare con qualsiasi cosa vuoi, non è importante conoscere gli accordi”, “The Handsome Cabin Boy” che cantava al mattino presto alla madre a cui piaceva tanto, e “And A-Begging I Will Go” ballata derivata presumibilmente dal Chorus della commedia “Jovial Crew or the Merry Beggars” del drammaturgo inglese Richard Brome (1640 circa). Ricordiamo come quest’ultimo brano darà titolo e farà parte, nove anni dopo, anche dell’esordio discografico (chez Névénoé) del bretone Patrick Ewen. Un canto popolare di protesta che descrive in maniera romantica la figura dello straccione, inteso come spirito libero e privo di radici: “Di tutti i mestieri in Inghilterra (Scozia) il mendicante è il migliore poiché quando è stanco si può fermare e riposare...i miei pantaloni non hanno che buchi ma il mio cuore è privo d’affanno...non ho pensieri fastidiosi in testa e sono contento...è da pazzi voler essere re...” Il curioso titolo del disco di Carthy è tratto da una riga della ballata “Ye Mariners All”, malinconica drinking song raccolta agli inizi del ‘900 dalla signora Marina Russell di Upwey, Dorset e pubblicata nel 1959 all’interno del volume “The Penguin Book of English Folk Songs”. Verso la fine questa celebre sea song (molto conosciuta e interpretata anche in Irlanda) dopo aver invitato i marinai di passaggio a bere senza ritegno da vivi, li esorta a farlo pure da morti “...ora che sono nella tomba e tutti i dolori sono passati e finiti, mi trasformo in pesce, lasciatemi nuotare in questo boccale...” Visto l’entusiasmo manifestato, del suo originale arrangiamento all’allora sconosciuta “Scarborough Fair”, Martin aveva generosamente donato copia cartacea a Paul Simon dopo un proprio concerto all’Hammersmith Apollo di Londra. Purtroppo se lo ritroverà non molto tempo dopo, spudoratamente inciso nel terzo album di Simon/Garfunkel, nel quale i due titolari comparivano pure come autori traendone abbondante fama, successo commerciale e soldi dai diritti d’autore. Ma quel brano era stato scritto da qualcun altro alcune centinaia di anni prima e arrangiato da Carthy che neppure veniva citato nei crediti di “Parsley, Sage, Rosemary And Thyme”. Lo stesso Bob Dylan, in quel tempo, si approprierà indebitamente di numerose melodie tradizionali inglesi per vestire i propri splendidi testi contenuti in Freewheelin', compresa quella di Scarborough Fair (che servirà per “Girls From The North Country”). Ma tutto questo è storia risaputa da molto tempo e oramai le lontane ferite si sono rimarginate, alla fine Martin Carthy si è riconciliato al motto di: "E’ solo una fottuta canzone folk, è mia come di tutti". D’altronde tante altre volte negli anni a venire, i suoi accompagnamenti alla chitarra e il suo stile vocale, verranno saccheggiati da generazioni di musicisti tradizionalisti. Fuori dalla porta di casa sua si vede il Mare del Nord con le onde impetuose infrangersi sbattendo addosso alle scogliere grigie della Baia di Robin Hood. Ci vive dal metà anni ’70 del secolo scorso, dopo avere lasciato una fattoria nel North Yorkshire Moors e all’interno, in mezzo a tante altre appese al muro, c’è anche una fotografia incorniciata di Anne Briggs ( https://www.blogfoolk.com/2024/04/la-peggior-giudice-di-se-stessa-storia.html ) immortalata in una scena di traffico stradale. Si osserva pure Bob Dylan, che a Londra nei primi ‘60 si faceva chiamare Blind Boy Grunt, mentre suona con Ewan MacColl e Bert Lloyd dietro le spalle ad ascoltarlo. La vita di Carthy si era incamminata verso la folk music quando a diciassette anni vide l’ottantenne Sam Larner esibirsi a Londra, era il primo cantante tradizionale che avesse mai udito e lo trafiggerà al cuore appassionandolo alle antiche canzoni britanniche quali “Dream Of Napoleon” che qui è contenuta. In “Trasform Me Then Into A Fish” lo accompagnano la conosciutissima figlia Eliza al violino in tre brani e Sheema Mukherjee al sitar in altrettanti diversi pezzi. La quale dopo aver studiato musica classica indostana con il compianto Ali Akbar Khan, viene ricordata soprattutto per la sua partecipazione al celebrato collettivo Transglobal Underground. Martin aveva venticinque anni quando registrò il primo disco, contemporaneamente a un altro giovane talentuoso che traccerà solchi indimenticabili tra folk e blues con le sue corde d’oro: Bert Jansch (1943 - 2011). L’intera opera artistica di Martin Carthy ha nobilitato la chitarra acustica in Inghilterra come Woody Guthrie fece negli Stati Uniti, oggi dopo tanti riconoscimenti, applausi e ammirazione, anche se voce e dita appaiono inevitabilmente un poco incerte, va accolto con giubilo questo cd giunto dopo parecchi anni di silenzio discografico in studio da “The Moral Of The Elephant” (2014). L’unico appunto riguarda la scelta di recitare il testo della lunga murder ballad “The Famous Flower Of Serving Men” di cui è decisamente preferibile l’ipnotica versione musicale pubblicata in “Shearwater” (1972) nella quale utilizzava la melodia di “Maid Of Colchester” della cantautrice americana Hedwig Grace "Hedy" West (1938 – 2005). “Il Fiore Famoso Tra I Servitori” è un’oscura ballata medievale raccolta dal Prof. Child nel “English and Scottish Popular Ballads” vol. II (1886) proveniente da una terra di frontiera tra Inghilterra e Scozia. Quella località per ben trecento anni (tra la fine del 1200 e il 1500) fu teatro di sanguinose battaglie tra tribù scozzesi e le famiglie inglesi che abitavano quei territori lungo il Border. A causa di continue razzie di bestiame, saccheggi e incursioni a scopo bellico, gli scontri si trasformarono in terrificanti guerriglie, dove molti predoni erano in realtà dei condannati a morte che, non avendo niente da perdere, preferivano i rischi di quella vita. La storia narra la macabra vicenda di una ragazza che affronta infanticidio, umiliazioni, vendetta e riscatto, travestita da maschio per salvarsi la pelle e il “famous flower” è il fiore di maggio, simbolo di sfortuna e malizia. Carthy decise di raccontare questa shakespeariana vicenda a modo proprio, trasformandola in una fiaba dal lieto fine grazie all’intervento di una cerva e una colomba che altro non rappresentavano che gli spiriti dei congiunti della giovane, in precedenza trucidati.
Martin Carthy
Transform Me Then Into A Fish
Genre: Folk
Tracks:
- 1) The Trees They Do Grow High
- 2) Ye Mariners All
- 3) Lovely Joan
- 4) Dream Of Napoleon
- 5) Eighteenth of June
- 6) The Handsome Cabin Boy
- 7) A-Begging I Will Go
- 8) High Germany
- 9) The Famous Flower of Serving-Men
- 10) Scarborough Fair
- 11) Springhill Mine Disaster

