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Discografia

Bungaro

Arte

Recensione

Pubblicato il 28/02/2010
Voto: 8.5/10

Arte: se non lo è poco ci manca.

Ho fatto un viaggio in luoghi così lontani che mi sono sembrati vicinissimi. E luoghi vicini che per raggiungerli ho dovuto lavorare tanto”

Così Bungaro introduce “Arte”, il suo sesto album, un disco che se non è pura arte poco ci manca.

Scritto quasi sei anni dopo “L’attesa” racchiude in se quasi come in un viaggio artisti incontrati lungo il proprio percorso artistico, nomi importanti come quelli del cubano Omar Sosa, della brasiliana Paula Morelembaum o di altrettanto validi artisti di casa nostra come Fiorella Mannoia, Lucilla Galeazzi, Ferruccio Spinetti, Ambrogio Sparagna, artisti che hanno saputo arricchire un tessuto di base già validissimo basato quasi interamente sulle liriche del poeta e scrittore Pino Romanelli e le musiche di Bungaro, ma occorre qui ricordare due contributi essenziali alla piena riuscita di questo grande progetto cioè gli arrangiamenti suddivisi quasi in uguale misura tra il maltese Aidan Zammit già collaboratore in passato di Nicola Piovani, Vincenzo Cerami e Niccolò Fabi e capace di scelte armoniche e melodiche di grandissima qualità qui affidate ad un’orchestra d’archi di ben 25 elementi e Michele Ascolese per anni collaboratore di Fabrizio De Andrè e uomo ricco di grande sensibilità musicale.

Ma procediamo per gradi ed allora senza perdere tempo mettiamo nel lettore questo cd che oltre a importanti collaborazioni può vantare un libretto davvero completissimo di dettagli e ricco di belle fotografie che ritraggono i vari protagonisti durante le varie fasi realizzative, testimoniando un grande piacere di suonare e cantare, piacere emerge da subito anche all’ascolto.

Il disco si apre con “Il motore immobile” uno tra i brani più belli e accattivanti dell’intero lavoro, segnato da dolci percussioni, dalla chitarra acustica di Bungaro e dalla suadente mezza-zampogna di Aidan Zammit, è legato alla quotidianità con quel ritornello che l’attraversa più volte “Sei tu il motore immobile in cui il mio universo gira”.

Su delicate movenze sudamericane è invece costruita la title-track “Arte” che Bungaro divide con la splendida voce della cantante brasiliana Paula Morelembaum, ci sono tutta la fluidità del pianoforte di Aidan Zammit e i sognanti arpeggi di Michele Ascolese ed i bei versi di Romanelli “Cosa provo quando sono di fronte ad un’opera d’arte / Come di fronte ai tuoi occhi nascosti che mi stanno a guardare / Uno sbilanciamento un senso di vuoto… / di bellezza bruciante che non passa mai”.

Intenso e nostalgico canto d’amore, di un amore finito ma forse mai concluso “La cosa certa è che siamo lasciati, ma continuiamo a vederci senza incontrarci” è “Il deserto” che vede la partecipazione di Fiorella Mannoia, il brano costruito sul pianoforte di Zammit intorno al quale ruotano gli archi e le chitarre acustiche ed elettriche lascia comunque aperte le porte ad una speranza futura “Perché c’è speranza che il nostro deserto diventi giardino / Che lo spazio interiore racchiuso diventi infinito”.

Sono le percussioni di Raul Scebba a colorare e dare luce e brillantezza particolare al successivo “Se rinasco”, brano di grande immediatezza caratterizzato da un bel ritornello costruito sui contrari “Se rinasco ti sposo ogni volta che posso / Se mi ami davvero non amarmi sul serio” ed una strofa basata sulle personali passioni cinematografiche “Come il Mare dentro vive… Fino all’ultimo respiro… / nelle Notti di Cabiria… nei Racconti del cuscino… e così ci comprendiamo / ci osserviamo da vicino siamo come certe immagini che disegnano un destino / Gli Amanti di domani… Il Posto della Fragole… e La Passione e la Vergogna”.

Intimo e poetico canto d’amore è “Vestimi di te”, suonato solo da Aidan Zammit al pianoforte e alle programmazioni e da Michele Ascolese alla chitarra elettrica, ha un inizio colmo di passione “Tocca gli angoli della bocca / Perché io possa sentire i tuoi respiri / Lo sfiorarsi piano piano della pelle / In un vortice veloce di pensieri”.

Affascinante e pieno di pathos è invece “Trafficante” che vede sugli scudi lo splendido bandoneon di Gianni Iorio, ma da segnalare anche il sensibile tocco pianistico di Natalio Mangalavite e gli arpeggi sempre perfetti di Michele Ascolese, belli poi i versi che narrano di un “Trafficante di diamanti… di amanti e di perdono / Che mi hai amato anche quando ti ho ingannato / Amore del destino se sei tu il destinatario / Amore del destino… amore del destino”.

Ancora Natalio Mangalavite con il suo pianoforte conduce per mano il triste e malinconico “Pagine”, dialogando splendidamente con i violini, la viola e il violoncello in uno dei brani più intensi e belli anche dal punto di vista dei versi, prima quasi senza più speranza “Quelle… quelle pagine strappate / Quelle vite calpestate… senza più parole… senza più parole / E’ per questo siamo pagine / Siamo storia e geografia / Storia in una fotografia” poi comunque aperti ad un possibile spiraglio “Le vedi… lontano le rondini ancora tornare / in alto e sul campo adagiare… / Le senti… tornare che quasi ci sembra vero / riuscire a scambiare il nostro inverno in estate”.

Con “Punti di vista” il registro musicale cambia totalmente, si approda a brillanti sonorità sudamericane grazie alla presenza da protagonista quasi assoluto di Paulino Trumpete che si alterna tra tromba, flicorno e trombone, ma quello che sembra solo un pezzo divertente nasconde un mal celato senso di angoscia “Ma che fare se mi sento preoccupato / Non tanto del futuro ma del tempo che ho sprecato / Che posso fare se di notte resto sveglio / E conto le paure che di giorno son cresciute”.

Con “Dal destino infortunato” si giunge ad uno dei momenti più alti dell’intero disco, costruito su un testo inedito di Sergio Endrigo, con la presenza oltre che di Bungaro alla chitarra di due grandi virtuosi come Omar Sosa che si divide tra pianoforte e marimba e Ferruccio Spinetti con il suo inseparabile contrabbasso, ne nasce così un pezzo decisamente sognante ed interlocutorio “E quali rotte avremo dal destino infortunato? / Se ci evitiamo, ci ritroviamo soli nel sole. / E in qualche modo, andando al sodo, noi… non siamo soli…”. So che è stato scartato dal Festival di Sanremo, ora capisco…

Non c’è il tempo per riprendersi ed eccoci tuffati in “Madonna di lu finimundu” un agitato brano di stampo popolare, invaso dall’irruenza dell’organetto di Ambrogio Sparagna e dalla voce particolare di Lucilla Galeazzi, nonché segnato ritmicamente dal basso-tuba di Gianluca Galvani. Energia e sentimenti allo stato puro.

Ci voleva proprio una tranquilla riflessione sulla bellezza, come quella presente in “Non è tempo che passa”, canzone che è semplicemente suonata al pianoforte da Roberto Marino, accompagnato da violino, viola e violoncello e che lascia Bungaro di liberare in volo il suo canto sui versi finali “non è tempo che passa… e non è tempo… / e se riesci a fermarla… e se riesci a riempirla / La bellezza è bellezza… la bellezza è bellezza”.

Il volume del mare” è un altro brano che evidenzia ancora una volta il proprio sentirsi fuori luogo, sentimento purtroppo comune a tanti “Come un pesce fuor d’acqua faccio un giro di boa intorno ai miei anni / Se m’ami o non m’ami sei il mio mal di mare e poi mi scoppia la testa… / Sono stato rimosso e poi riammesso e poco gradito… come molti di noi”.

Tanto semplice quanto bella è “Piacere di vederti”, scritta da Pino Romanelli e Neri Marcorè e musicata da Bungaro, è cantata in parallelo a due voci come in un immaginario dialogo da Neri Marcorè e Bungaro e forse più di altre canzoni è specchio della personalità di ciascuno che è poi accomunata nei versi conclusivi “Io sono io che mi sveglio e mi addormento / Lucido mi assento e poi partecipo all’evento / Dei figli che ci crescono intorno e ci sorprendono ogni volta / Che tenendoli per mano diventiamo come loro / Che tenendoli per mano diventiamo uno di loro”.

Chiude l’intero lavoro una lieve ed emozionante “Piccenna mia”, ci sono solo la voce di Bungaro ed il virtuosismo di Guinga alla chitarra, ma è delicata e dolce magia.

Bungaro con Arte ha saputo davvero realizzare un raffinato progetto che si muove come un ipotetico viaggio tra mondi lontani e luoghi invece più familiari, sospeso in magico equilibrio tra sogni e realtà, lasciando trapelare da ogni ascolto un inesauribile piacere di cercare nuovi percorsi musicali, nuovi compagni di viaggio con i quali condividere le proprie esperienze.

Come non apprezzare quindi uno che sempre in “Piacere di vederti” canta “Io sono io e ho un carattere normale / Sbarco il lunario con la musica e la voce / I gesti e le parole di chi ancora vuol capire / Il mistero dell’andare del fermarsi e ripartire”.

Bungaro

Arte

Cd , 2010 Genere: pop

Brani:

  • 1) Il motore immobile
  • 2) Arte
  • 3) Il deserto
  • 4) Se rinasco
  • 5) Vestimi di te
  • 6) Trafficante
  • 7) Pagine
  • 8) Punti di vista
  • 9) Dal destino infortunato
  • 10) Madonna di lu finimundu
  • 11) Non è tempo che passa
  • 12) Il volume del mare
  • 13) Piacere di vederti
  • 14) Piccenna mia

Informazioni tratte dal disco

Bungaro: voce, chitarre acustiche (1, 9, 13), cori (8), arrangiamento (13, 9)
Aidan Zammit: pianoforte (1, 3, 4, 5, 8, 12), tastiere (1, 3, 4, 6, 12), mezza-zampogna (1), programmazioni (5), cori (8), arrangiamento (1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12), direzione (1, 3, 4, 12), direzione archi (2, 6, 10), cori (8)
Michele Ascolese: chitarra elettrica (1, 3, 4, 5, 8, 12), chitarre (2, 6, 10), arrangiamento (2, 6, 10)
Lorenzo Feliciati: contrabbasso (1, 2, 3, 6, 8, 10), basso elettrico (4, 12), cori (8)
Lucrezio De Seta: batteria (1, 2, 3, 4, 6, 8, 10, 12)
Alessandra Falconieri: voce (1)
Raul Scebba: percussioni (4, 10)
Gianni Iorio: bandoneon (6)
Natalio Mangalavite: pianoforte (6, 7), arrangiamento (7), direzioni archi (7)
Paulinho Trumpete: tromba (8), flicorno (8), trombone (8), arrangiamento fiati (8)
Pino Romanelli: cori (8)
Gianluca Galvani: basso tuba (10)
Roberto Marino: pianoforte (11), arrangiamento (11), direzione archi (11)
Orchestra d’archi di 25 elementi: (1, 2, 3, 4, 6, 10, 12)

Paula Morelenbaum: voce (2)
Fiorella Mannoia: voce (3)
Omar Sosa: pianoforte (9), marimba (9), percussioni (9), arrangiamenti (9)
Ferruccio Spinetti: contrabbasso (9), arrangiamenti (9)
Lucilla Galeazzi: voce (10)
Ambrogio Sparagna: organetto (10)
Neri Marcorè: voce (13)
Guinga: chitarra (14), arrangiamento (14)

Testi e musica: Romanelli-Bungaro (1, 3, 4, 5, 6, 11, 12), Romanelli,Morelenbaum,De Tomassi-Bungaro (2), Romanelli,Vanoni-Bungaro (7), Romanelli-Bungaro,Zammit (8), Endrigo,Zeppieri-Bungaro(9), Romanelli,Bungaro-Bungaro-Ascolese), Romanelli,Marcorè-Bungaro (13), Bungaro (14)

Produzione esecutiva: Paolo De Lazzaro, Max De Tomassi, Giovanni Calabrò, Caterina Calabrò e Michele Salgarello per “I Sogni Son Desideri” Records

Produzione artistica: Bungaro, Aidan Zammit, Michele Ascolese

Registrato presso International Sounds Conversano (BA), Orbita Studio, Rio de Janeiro, Forum Music Village (Roma), FM Record (Roma), Zamstudio (Roma), Sound Garden (Roma), Effetto Note (Milano)

Ingegnere del suono: Emanuele Donnini
Mastering: Greg Calbi @ Sterling Sound Studios, New York

 


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