
Sbronzi di Riace
...E allora versa
Recensione
di Fabio "F.C.N." Casagrande Napolin
Questo non è un ciddì, ma un testo in grado di stimolare nella nostra mente, troppo
presa dai problemi materiali, un incipit metafisico, sì da porci la "Domanda" per
eccellenza: PERCHÉ?! Perché tutto ciò? Perché gli Sbronzi Di Riace, che già dal nome
denunciano una ironia da carciofi lessi, hanno fatto questo disco? Che bisogno c'era?
Perché è stato distribuito? Perché è stato venduto e non regalato con una confezione di
detersivo W5? Ascoltando questo disco, una miscela di mortali canzoni originali e di fin
troppo scontate cover, la mia psiche si rifiuta di accettare il fatto che questo disco esista,
ma vuole credere che si tratti in realtà di una allucinazione indotta da una
sovraesposizione a musica digitale (torniamo all'analogico!!!).
Cominciamo dalle cover,
delle quali già non si sentiva il bisogno: sono state rifatte uguali all'originale, non solo per
il modo di cantare e suonare, ma persino per la voce del cantautore che è stata imitata
alla perfezione... A che pro tutto ciò? Mah, chiedetelo ai 14 artisti che hanno contribuito a
comporre questa abnormità. Che bisogno c'era di risentire Il pescatore e Don Raffaè di
Fabrizio De Andrè, Samarcanda di Roberto Vecchioni, La strana famiglia di Giorgio Gaber,
Un giorno insieme di Soffici, 4-3-'43 di Lucio Dalla (forse l'unica cover a brillare per
originalità, essendo fatta in una insopportabile versione swing)?! Nessuno! Allora questi
pezzi sono serviti solo da riempitivo (o da rafforzativo?) alle altre penosissime canzoni,
che non brillano certo per creatività? Un po' di vino, di Stefano Cirillo e Glauco Zuppiroli,
vorrebbe essere una goliardata lontanamente imparentata ai cult di Tony Santagata Lu
maritiello, ma non ne ha l'inebriante forza ed il solo effetto che se ne ottiene è quello di
dare un po' di emicrania e di farci venire sonno. Addio madre addio e Dolce signora di
Walter Nadalini e Sono amico di Stefano Cirillo, sono encomiabili per il loro contributo al
rispetto dell'ambiente, vista la loro estrema biodegradabilità, non lasciando la minima
traccia di sé non solo nell'aria, ma anche nella memoria. Unica cosa di tutto il CD che può
stimolare un po' il sistema linfatico è Una tantum di Stefano Cirillo. Ma è poca cosa: una
schitarratina simpatica. Tutto il disco vorrebbe essere ispirato da delle abbondanti bevute
di lambrusco, Guccini style, e lo stesso CD è sponsorizzato dall'Osteria La Cantina del
Baccanale! Ma, anziché comporre le canzoni sotto effetto dell'inebriante bevanda, sembra
che i Nostri l'abbiano fatto il giorno dopo, completamente intontiti e decisamente
depressi.


