Un vento gelido e una serata per cui non aspetti altro di entrare nel locale per assorbire il tepore della gente:
quando vuole nei suoi frangenti la vita sa essere bastarda.Soprattutto se addirittura sei disposto a subire l’odore stucchevole dei sudori domestici di quelle presenze umane che piano piano con il passare dei minuti si stringono intorno a te. Quegli stessi individui che hanno appena fatto a gara nello spogliarsi velocemente dei pesanti indumenti tornati invernali, ma che in quell’istante che sei sotto il palco ti riportano il pensiero alla vera dimensione live del concerto.
Siamo all'Alcatraz noto ambiente indie milanese dove spesso facciamo sosta per ascoltare la musica rock di altri tempi. Locale che nella sua semplicità ha una sua dimensione ben definita nel panorama musicale nostrano e internazionale. Il grosso del concerto è dedicato a “il Vile” dei Marlene Kuntz, album cult degli anni novanta di cui ricorre il trentennale. Il disco in questione ha occupato gran parte della scaletta per poi scivolare su alcuni brani indimenticabili nel percorso musicale della band. Gli arrangiamenti non sono molto differenti da quelli dell’album, ma salta subito all’occhio ( anzi all’orecchio) che l'atmosfera richiama indelebilmente a uno dei momenti più radicali e complessi dell’indie rock italiano e di riflesso mondiale. L’impatto duraturo di alcune opere fondamentali della scena indie rock danno la cifra di quanto quel momento storico in cui la dissonanza, la sperimentazione e l'urgenza espressiva hanno ridefinito il genere, sia stato un unicum per la musica in generale e italiana in particolare.
Il sipario si apre sui carichi guitar riff di Godano e soci, restituendo da subito quell’immagine di essere di fronte a un gruppo coeso e affiatato, che sprigiona un'energia contagiosa, che non tarda a essere percepita e incamerata dal pubblico all’ascolto.. La bassline solida e la batteria metodica, ma incalzante risulta per lunghi tratti sovrastata dalle linee di chitarra e dalla voce di Cristiano che appare rispetto al passato più potente, ma anche più strappata e pomposamente gridata. I volumi sono molto alti con un effetto martellante e ossessivo, mentre le linee ritmiche a volte risultano dissociate o quantomeno disallineate in un frastuono volutamente distorto ma a tratti decisamente sovraccarico. E’ pur vero che chitarre dissonanti con testi abrasivi sono il marchio di fabbrica del movimento noise che diventa atto radicale di pura insubordinazione . I Marlene negli anni novanta ne sono un fulgido esempio e lo stesso Godano sul finire dell'esibizione farà propriamente riferimento al voler uscire dalla comfort zone degli anni novanta.
Pezzo dopo pezzo si ricostruisce un puzzle che se nell’immediato non sa più di sperimentazione, quantomeno per i nostalgici sa di aria di casa, soprattutto quando riporta all’urgenza espressiva che vi era in quegli anni e di cui i Marlene erano dei maestri riconosciuti. In “retrattile” l’inno di una generazione veniva scandito da Godano e dal pubblico:”...probabilmente…io meritavo di più…”. Un gioco di specchi riflessi tra autore e fruitori che restituiva quella sintonia , quella immedesimazione che diventava senso di appartenenza e percorso di autoanalisi psicologica personale. “Qualcuno si è accorto e qualcuno no del fatto che abbiamo tolto un brano del Vile e aggiunto un altro pezzo …” così Godano si congedava poco prima del bis … Ma quel brano refuso non era uno qualsiasi era quello che avrebbe creato tutto il movimento : “Sonica”. Iconico , strabordante, geniale nel suo gridato isterico, nel suo essere manifesto letterario.
Concludiamo il report citando “Festa mesta”. L’essenziale che si fa canzone , il brano minimal che punta dritto al cuore della questione . Nulla di più , nulla di meno . L'urlo definitivo ed esaustivo degli anni novanta come in un gioco di sponde e voci che rimbombano nell’eco proveniente dalla comunità di Seattle fino alle lande desolate di Fossano e dell’indie cuneese.
Scaletta:
3 di 3
Retrattile
L'agguato
Cenere
Come stavamo ieri
Overflash
Ape regina
L'esangue Deborah
Ti giro intorno
Il vile
Sonica
Nuotando nell'aria
La mia promessa
Cara è la fine
Festa mesta
Encore:
Infinità
Lieve
